Sfilata Louis Vuitton Men SS 2019, Virgil Abloh debutta col botto

Sfilata Louis Vuitton Men SS 2019, Virgil Abloh debutta col botto

La prima collezione di Virgil Abloh come direttore creativo Men di Louis Vuitton. Smentito chi temeva sfracelli. Ma non è che l’inizio

Alla fine la tensione si è sciolta con un pianto liberatorio tra le braccia dell’amico Kanye West. Il tanto atteso debutto di Virgil Abloh come direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton era stato preceduto, fin dalla nomina, da commenti tra lo sconcertato e lo scettico. Insomma, non proprio benevoli.

Non ho ancora letto commenti e impressioni dei più esperti tra i critici di moda: forse anche loro ci stanno riflettendo su. Il che, a parte tutto il resto, conferma una cosa: a Parigi, nel giardino del Palais Royal, su quella passerella arcobaleno, qualcosa è successo, piaccia o no.

Streetwear ma non troppo

A me, comunque, la sfilata è piaciuta. E anche la collezione. Mi è apparsa equilibrata (forse perché mi aspettavo di peggio?), anche se magari Louis si sta rivoltando nella tomba. E’ vero, senza dubbio, che lo streetwear sta diventando un po’ troppo pervasivo. E’ certamente molto più facile e meno rischioso dare alla gente ciò che la gente vuole, anziché dargli ciò che non si aspetta o, magari, ciò che non sa di volere.

Ma c’è anche chi ha messo in guardia da giudizi troppo affrettati. E forse ci ha visto giusto. Come David Fischer che su Business of Fashion ha scritto un articolo intitolato “In difesa di Virgil Abloh”: «La nomina di Virgil Abloh come direttore artistico maschile di Louis Vuitton, il marchio di lusso più imponente del mondo, ha fatto infuriare un po’ di gente nell’industria. Abloh ha studiato da architetto, non come stilista di moda, ed è il fondatore di Off-White senza alcuna esperienza di come si gestisce un’azienda del lusso tradizionale. Le accuse vanno da “non è un designer” a “lo streetwear è una moda passeggera” a “trasformerà Vuitton in uno skate shop”. Sbagliato, sbagliato e sbagliato».

Il rispetto di Virgil Abloh per la storia Louis Vuitton

In effetti, la sfilata di Parigi non mi è apparsa una “skaterata” e nemmeno hype. Al contrario, ho avuto l’impressione che Virgil Abloh sia entrato con delicatezza nel mondo Louis Vuitton. E a questo forse si riferisce il total white dei primi look (di grande effetto, per altro, sui modelli di colore): rispetto per una gloriosa tradizione. Così come erano presenti le giacche doppio petto, i trench, i cappotti e la sapienza sartoriale di una grande casa di moda. Lo ribattezziamo un casual-formale?

Il contrasto lo dava l’arcobaleno della passerella, i colori della pace. Evidentemente, Virgil Abloh ha voluto mandare anche un messaggio politico-sociale, oltre che estetico. E lo davano i colori fluo di alcuni capi e, soprattutto, degli accessori.

Accessorio must

L’impronta di Virgil Abloh, ovviamente, c’era. A partire dalla numerosissima presenza di giovani tra gli invitati (tanto per essere chiari a chi guarda Virgil Abloh), con magliette colorate in tinta con la passerella. Anche la musica era un chiaro riferimento alla cultura streetwear, ammorbidita però da influenze jazz. Non si può dire che la collezione sia “un classico Louis Vuitton”. I pantaloni rilassati e over; le immancabili sneaker; t-shirt trasparenti; uso (parsimonioso) del logo; shorts; giacche tagliate a metà e legate in vita; felpe, maxi-mantelle. Il capo, anche il più classico – sembra dire Virgili Abloh – deve essere utile, comodo. Non deve costringere il corpo. Bandita la cravatta. Al suo posto tasche ovunque. Capi e accessori utilitaristici o funzionali se preferite, che diventano parte integrante del look: borse a tracolla o imbracature in pelle tipo fondina, da indossare sotto la giacca. Rivisitati anche zaini, borsoni e valigie, in un candido bianco o in colori fluo, trasparenti, o in pelle (e catene).

D’altra parte, Louis Vuitton è “l’arte del viaggio”, no?

E’ vero che qua e là la collezione per Louis Vuitton sembra rieccheggiare quella di OFF-White (comunque molto più sportiva). Ma d’altronde lo stile è quello. Immagino che lo abbiano scelto proprio per questo.

Insomma, la gara (disfida?) con la Gucci di Alessandro Michele è iniziata. Dove ci porterà è arduo dirlo ora. In ogni caso ci sono cambiamenti che non possono essere fermati. E la moda sa intuirli e anticiparli. Prepariamoci.

 

 

A voi è piaciuta la collezione primavera-estate Uomo di Louis Vuitton? Vi piace di più Virgil Abloh o Alessandro Michele?

Happy week!

…and remember: age does not matter

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