Pellicce & C: ecco perché il loro destino è segnato

Pellicce & C: ecco perché il loro destino è segnato

Il dibattito si è riaperto dopo l’addio di Gucci. Una decisione logica e inevitabile. Ora spero arrivi il bando anche per alligatori e serpenti

Gucci è solo l’ultimo di una lunga serie ad avere detto addio alle pellicce. Qualcuno (come Stella McCartney) ci è arrivato prima, qualcun altro dopo, ma la sostanza non cambia. E’ un processo irreversibile e inevitabile. La moda sarà sempre più attenta all’ambiente, alle produzioni che non inquinano (o inquinano poco), alla difesa del benessere delle altre forme di vita. Ed è inevitabile che sia così. «La moda ha sempre riguardato tendenze ed emozioni e anticipato i desideri dei consumatori», dicono in Gucci, perché «moda e modernità vanno insieme ed è giusto così».

La lista dunque va allungandosi: Stella McCartney, appunto, e poi Calvin Klein, Armani, Tommy Hilfiger, Ralph Lauren, Zara, Hugo Boss e persino colossi dell’e-fashion come Yoox e Net à porter. Anche questi due pionieri e leader nel fashion system hanno deciso di dichiararsi “fur free“. Vuol proprio dire che, fortunatamente, le pellicce saranno presto un ricordo del passato. Chissà se in Fendi il problema se lo stanno ponendo. Secondo me dovrebbero farlo: è già tardi.

fur free

 

Decisione logica

Il dibattito si è riaperto dopo la notizia clamorosa che anche Gucci ha deciso di chiudere con le pellicce sia nell’abbigliamento che negli accessori. Una decisione logica, se si sa ascoltare e vedere ciò che accade in quella maison. La Guccification è qualcosa di più di un semplice slogan. Michele propone una filosofia di vita e lo fa rivolgendosi alla sua audience di riferimento: la Generazione Y (o Z). Una generazione di persone a cui non piace omologarsi e a cui piace, invece, cambiare e auto-brandizzarsi (cioè fare di se stessi un brand) creando il proprio stile. Una generazione attenta all’ambiente e ai valori sociali. Che, oltretutto, rappresenta oltre la metà del fatturato Gucci! La decisione, insomma, era quasi obbligata.

Qualcuno proprio non si rassegna all’evidenza. C’è persino chi sostiene che l’essere umano ha sempre usato le pellicce per proteggersi dal freddo e dunque dov’è lo scandalo. In questa logica, allora dovremmo continuare a vivere nelle caverne!

Altri, pur di tenersi stretta la pelliccia, reagiscono accusando i non vegetariani di incoerenza (se mangi carne, allora devi anche indossare la pelliccia), mentre i fautori del “fur free” dovrebbero anche smettere di indossare gli accessori in pelle.

Andiamo per punti.

pellicce, anche Gucci dice no

Non è (solo) una questione etica

Tranquilli. Si può essere contro le pellicce senza essere anche vegetariani. Non c’è alcuna contraddizione. Basta considerare i fatti da un punto di vista strettamente biologico e di conservazione della natura.

Per prima cosa, gli animali da pelliccia sono animali selvatici. Il loro valore, dal punto di vista biologico, è di gran lunga superiore a quello degli animali domestici (mucche, capre, pecore e anche, ovviamente, cani e gatti). Quando uno di questi animali (che in genere sono al vertice della catena alimentare in quanto predatori) si estingue, gli equilibri del suo habitat naturale si rompono e inizia il degrado. Al contrario, se da un determinato ambiente sparissero tutti i nostri animali domestici, alla natura non succederebbe proprio nulla: andrebbe avanti benissimo.

Secondo. Della volpe e o del visone si usa solo la pelliccia e si butta il resto. La pelle di borse e scarpe viene da un animale di cui ci si è anche nutriti. Vale la pena ricordare qualche dato.

1) Produrre 1 kg di pelliccia di visone causa un impatto ambientale maggiore rispetto alla stessa quantità di cotone, acrilico, poliestere.

2) Sono necessarie 11,4 pelli di visone per produrre 1kg di pelliccia, quindi più di 11 animali, e considerato che un singolo visone necessita di circa 50 kg di cibo durante la sua breve vita, occorrono ben 563 kg di cibo per la produzione di un solo kg di pelliccia.

3) la pelliccia risulta avere impatti da 2 a 28 volte superiori rispetto a prodotti tessili, anche sintetici, alternativi. (Fonte Lav)

Terzo. Gli animali da pelliccia vengono spesso catturati nell’ambiente naturale. Depauperamento della specie, caccia di frodo, degrado ambientale sono le inevitabili conseguenze. Nelle trappole disseminate nei boschi finiscono anche altre specie. Gli animali intrappolati agonizzano per ore o giorni.

fur free

Allevamenti-lager

Non va molto meglio nel caso degli allevamenti. Se pensate che tenere in gabbia un ermellino sia lo stesso che tenere una pecora nella stalla, vi sbagliate di grosso. Le compagnie che allevano animali da pelliccia cercano di rilanciare la loro immagine parlando di standard elevatissimi, ma la realtà è ben diversa. File e file di gabbie metalliche, nelle quali gli animali trascorrono tutta la loro vita (se così si può chiamare). E dove, trattandosi appunto di animali selvatici (non basta nascere in gabbia per diventare domestico) perdono letteralmente il senno: assumono comportamenti isterici e stereotipati, si agitano. A causa dello stress alcuni arrivano a mordersi e ad automutilarsi. Vedere per credere. Per non parlare delle tecniche di uccisione, che vi risparmio per carità di patria: non ha alcuna importanza se l’animale soffra o no; quel che conta è che il pelo sia bello, folto e lucido…

E la situazione è destinata a peggiorare. La domanda diminuisce e quindi i prezzi calano. La condizione degli allevamenti peggiora sempre di più. Sarebbe ora di chiuderli (come per esempio ha già fatto l’Olanda). Così come si chiede di abolire gli allevamenti intensivi di galline, maiali, mucche eccetera: mangiare meno carne ma migliore resta un obiettivo che aiuta anche la nostra salute.

Le alternative

Esistono ormai tecniche e materiali che arrivano a superare le pellicce in bellezza, versatilità e protezione dal freddo. I prodotti sintetici sono più economici e, se la catena produttiva è ben gestita, ecologici ed ecosostenibili. Persino sul piano dell’inquinamento non c’è paragone. Recenti studi hanno messo a confronto un cappotto di pelliccia vera con uno di pelliccia finta. Ebbene l’impatto ambientale (compresi i cambiamenti climatici) della pelliccia è di gran lunga superiore a quella della pelliccia sintetica (Fonte Lav). Esistono anche materiali alternativi naturali e vegetali. Naturalmente, ciò vale anche per la pelle e sono sempre di più le esperienze di marchi e designer che stanno riuscendo a rendere fashion materiali alternativi fino a poco tempo fa inutilizzabili.

In conclusione. Viva Gucci. Abbasso le pellicce (e anche, per gli stessi motivi, le pelli di alligatore e serpente).

Happy weekend!

…and remember: age does not matter

 

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