Rinascente Tritone, un’occasione persa

Rinascente Tritone, un’occasione persa

Alla Rinascente Tritone una grande ammucchiata di brand super lusso. Ma a che pro?

Avrei voluto scrivere questo articolo già qualche giorno fa, ma mi sono impelagata nella ristrutturazione del blog che mi sta portando via molte energie. E’ ancora work in progress, speriamo non diventi la fabbrica di San Pietro… Il giorno della inaugurazione, sono andata a vedere il nuovo store Rinascente Tritone, aperto in pompa magna in una delle vie più centrali di Roma. Ebbene sì, mi è sembrata un’occasione persa e spiego perché.

Il format

Nulla da dire sull’arredamento: elegante e semplice, con marmi a gogo. Mi è piaciuta anche la scelta di puntare su un’insegna minimal, appena visibile sopra le vetrine. Un gesto di rispetto per l’elegante palazzo che ospita il nuovo store. Apprezzabile anche il fatto di aver scelto via del Tritone, che non è più da molto tempo una via del lusso. Ha lasciato il posto al caos e al traffico cittadino. E’ piena di vetrine abbassate, negozi chiusi e l’aspetto generale è di decadenza, pur essendo a due passi dalla Fontana di Trevi: meriterebbe sicuramente un rilancio.

Per il resto, che dire? Il format scelto è tutta roba già vista, davvero un peccato visto l’investimento economico dell’operazione che sicuramente non deve essere stato minimo. Sono presenti tutti, ma proprio tutti-tutti, i marchi del lusso (da Gucci a Prada, da Dior a Chanel, da Valentino a Saint Laurent a Jimmy Choo, con prevalenza degli accessori (scarpe, borse e profumi), i settori che vendono di più. Però non ho capito il senso di ammucchiarli in questo modo. Quale dovrebbe essere il target di questo nuovo store? Se io avessi un budget sufficiente a spendere 1.500 euro per una gonna di Gucci, non andrei nella confusione di un grande magazzino, ma nel poco distante, discreto ed elegante flagship store, dove certamente sarei coccolata da gentili commesse.

Dunque al massimo i clienti della Rinascente Tritone possono essere i frettolosi e ricchi turisti cinesi, russi o giapponesi, che passano di là a bordo dei pullman turistici Sightseeing, attirati dalle vetrine popolati da nomi altisonanti.

Grande ammucchiata

Lo store è concepito in modo che, man mano che si salgono i piani, il prezzo diminuisce. Per cui ai piani superiori (donna), si trovano gli stessi marchi della Rinascente di Piazza Fiume (Maje, Max Mara ecc). Alla confusione, si aggiunge il fatto che non è stato lasciato libero nemmeno un centimetro quadrato. Ci sono piccoli stand di altri marchi (N21, Dries Van Noten ecc), con pochi capi, così attaccati l’uno all’altro che, se non stai attento, nemmeno ti accorgi di stare guardando un’altra collezione. Per assoluta mancanza di spazio, a quanto pare, non saranno nemmeno messe le decorazioni natalizie… All’ultimo piano il food market; al -1 c’è l’arredo casa, che non si capisce bene cosa c’entri.

In così tanta “abbondanza”, si nota subito quello che non c’è: un progetto originale. Non si poteva, ad esempio, riservare un po’ di attenzione (e di spazio) alla creatività italiana e alla alta artigianalità di casa nostra scegliendo brand originali o emergenti “true made in Italy”? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. In questo modo l’operazione Rinascente Tritone avrebbe acquistato un senso. Occasione persa, appunto.  A voi che ve ne sembra?

Via del Tritone

Per chi non la conosce, via del Tritone è la strada che collega piazza Barberini (dove c’è la famosa fontana del Tritone dalla quale la via prende il nome) con Largo Chigi e via del Corso. Allargata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è una bella via di palazzi umbertini, che culmina nel largo del Tritone sistemato e reso più moderno dopo le demolizioni per il traforo Umberto I (aperto nel 1903, passa sotto il Quirinale): è uno slargo che si fa fatica a decifrare per via della gran confusione, del gran traffico e del gran rumore. Eppure è gradevole, con i suoi isolati arrotondati e disposti a raggio e i suoi palazzi imponenti, a metà strada tra stile rinascimentale e moderno (per esempio, l’edificio dove ha sede Il Messaggero, il principale quotidiano romano, è caratterizzato dall’uso di materiali moderni come ferro e vetro). Sarebbe quindi una via elegante (non fosse che per la vicinanza a Via Veneto), che però, come quest’ultima, ha perso via via il suo smalto.

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Happy week!

…and remember: age does not matter

 

 

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