Evviva le stampe animalier (ma non troppo)

Evviva le stampe animalier (ma non troppo)

 

Le stampe animalier non passano mai di moda, ma non sempre sono sinonimo di eleganza. Ecco come indossare capi leopardati e tigrati restando chic.


Una cosa che consiglio sempre è quella di non buttare mai via niente. A meno di essere molto ingrassati o dimagriti; o a meno che il capo sia logoro e rovinato, tutto ciò che abbiamo nell’armadio può risultare fuori moda solo per un periodo, breve o lungo che sia, ma prima o poi tornerà alla ribalta. Di esempi ne abbiamo a bizzeffe sotto gli occhi: i pantaloni a zampa; la vita alta; il tacco largo; le frange.

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Così arriva il giorno in cui quel certo vestito, quel certo cappotto, quella certa gonna che abbiamo abbandonato nel guardaroba acquistino nuova luce e ci facciano tornare la voglia di indossarli. Così facendo facciamo un buon servizio al nostro portafoglio e all’ambiente.

Quello che cambia, e a cui occorre prestare attenzione, è il modo di indossarli e di abbinarli, così come cambiano le tecniche di produzione e di stampa dei tessuti e le regole di abbinamento di colori e fantasie (chi si ricorda quando accostare rosso e rosa o righe e fiori era vietatissimo?). Oggi si preferisce giocare con i contrasti (cosa per altro non facile, perché il rischio del cattivo gusto è sempre dietro l’angolo), per esempio abbinando lunghezze e materiali diversi. Si tratta di trucchetti che permettono di “riciclare” con successo capi invecchiati, specialmente nel caso degli evergreen che al massimo conoscono un po’ di alti e bassi a seconda delle epoche. Come, per esempio, le stampe animalier, tornate in gran voga in questo inverno 2016: leopardati e tigrati compaiono su vestiti, maglie, scarpe, accessori e persino lingerie, costumi da bagno e ciabatte da spiaggia.
All’inizio il leopardato è stato uno status symbol, ma solo perché le donne ricche o le star del cinema potevano permettersi le costose pellicce di quegli splenditi felini (di cui oggi, fortunatamente, possiamo fare a meno visto che le pellicce sintetiche sono persino meglio di quelle vere). Poi, grazie a monsieur Dior, è arrivata la stampa animalier (siamo intorno al 1947) ed è cominciata un’altra storia, quella dell’animalier come sinonimo di eleganza e raffinatezza. Il leopardato era anche il look della femme fatale, della mangiauomini, della donna aggressiva, pronta a sfoderare gli artigli. Ragion per cui, dato il mio carattere un po’ introverso, io non ne sono mai stata una grande fan (in questo post di due anni fa il mio massimo…).
Oggi però è stato, per così, dire sdoganato (e forse banalizzato) e ha perso il suo significato ultra sexy, tanto che lo portano anche le teenager, magari con le sneacker. Inoltre, la grafica animalier viene reinterpretata in molti modi, in colori che non ti aspetti (rosa shocking, verdi, viola, blu, rosso), persino metallizzati, e la si ritrova sui più disparati tessuti: seta, lana, pelle, cotone. Un classico l’abbinamento con l’oro e il bianco e nero.
Resta che, a mio giudizio, la stampa animalier va indossata a piccole dosi: decisamente non amo i total look leopardati o tigrati. Meglio, secondo me, puntare su un particolare, che può essere la scarpa che richiama una sciarpa; oppure la borsa che fa pendant con una camicia. Insomma, la stampa animalier non deve preponderare nell’insieme (per non rischiare di cadere nel volgare) ma essere ciò che dà brio e movimento ad un look per il resto più sobrio. Insomma: con un abito a stampa animalier eviterei di indossarci anche la scarpa o, peggio, il cappotto leopardati.

Ci state pensando su? Allora potete, per esempio, prendere spunto dalla nuova collezione di Esprit: get inspired!

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Tutte le foto da: www.espritshop.it 

Happy weekend!

…and remember: age does not matter

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