Il senso di Alessandra per il soutache

Il senso di Alessandra per il soutache

Si chiama soutache ed è una tecnica antica artigianale che, in abili mani, diventa opera d’arte. Come quelle di Alessandra Hercolani.


Quando li ho visti, ben esposti sul banchetto del Design Art Food de Le Formiche, è stato un colpo di fulmine. Non saprei dire cosa mi ha colpito di questi bijoux: i colori, l’intrico di fili diversi che vanno a comporre un disegno unico, la brillantezza, la ricercatezza, il (sobrio) sfarzo. Fatto sta che ci ho girato attorno un bel po’ prima di decidermi a comprarne uno perché non sapevo quale scegliere: ognuno sembrava avere un messaggio per me. Alla fine ho scelto quelli che vedete nella foto. In quel momento non sapevo nemmeno cosa stavo comprando: non avevo mai visto gioielli simili e non avevo idea che dietro questi monili c’è una tecnica antica che richiede grande abilità manuale.

Si chiama soutache e viene dall’est: con questa tecnica venivano abbelliti gli abiti degli zar ma soprattutto gli alamari delle casacche ussare. Consiste in una o più fettucce (piattine) di vari colori che vengono lavorate in modo da incastonare al loro interno pietre, perle, cabochon. Una tecnica antica che però non ha perso il suo fascino visto che trova molti ammiratori ancora oggi, come testimonia il successo di Dori Csengeri, i cui gioielli sono venduti in tutto il mondo.

Un’altra delle creazioni di Alessandra Ercolani

Ma io vi voglio parlare della mia “scoperta”: Alessandra Hercolani. Lei lo fa per hobby, il che vuol dire per passione. Il che vuol dire duro lavoro. Perché Alessandra le piattine le cuce e non le incolla (come fanno molti per risparmiare tempo): «Cucire permette maggiore precisione» mi spiega, e durevolezza: se non sono anche cucite nel lungo periodo le piattine tendono a scollarsi. Il “segreto” di Alessandra consiste anche nel non ricoprire il retro del gioiello: alcuni lo fanno, usando ecopelle o alcantara per dare maggiore “struttura” alla creazione oltre che per nascondere eventuali magagne. Ma questa soluzione ha il (grave) difetto che si vede, specie nel caso di orecchini indossati con capelli corti o raccolti. E vanifica l’uso dei cristalli: essendo trasparenti, perderebbero luminosità. Alessandra no. La cura che dedica al davanti, lo dedica anche al retro del gioiello: non ci sono imprecisioni e dunque non c’è bisogno di “nascondere” alcunché. E il gioiello acquista maggiore brillantezza.

Sentendola parlare si capisce che Alessandra nutre grande passione per il suo lavoro, che l’ha portata a conoscere bene la tecnica, a maneggiarla con professionalità, anche grazie alla sua pregressa abilità nel cucito (bisogna saper cucire per eseguire un buon soutache, non c’è dubbio). Per questo sono rimasta sorpresa quando mi ha detto che è solo da un anno e mezzo che ha iniziato! «Ho scoperto questi gioielli per caso – racconta – visitando un sito per hobbisti, A little Market. Mi è venuta voglia di provare, e dopo aver seguito un tutorial su Youtube ho fatto il mio primo orecchino usando uno spago da pacchi! E’ stato un colpo di fulmine!».

Non è una meraviglia questo bracciale?

Adesso Alessandra non usa più lo spago da pacchi…! «Ma quanto è difficile reperire le piattine adatte!» sospira. In Italia se ne trovano ormai pochissime: qualche vecchia merceria, qualche fondo di magazzino, naturalmente con poca scelta. Poi ci sono i negozi specializzati, ma i prezzi sono improponibili. Un aiuto arriva da internet: «Ci sono molti siti in Polonia, per esempio; le migliori piattine si trovano nella Repubblica Ceca». Viscosa (morbida e brillante), acetato-viscosa e poliestere sono quelle che Alessandra preferisce, ma è adatto anche il cotone metallizzato «per dare luce».

Alessandra preferisce mantenere un profilo basso: sono creazioni fatte a mano che richiedono molto tempo e Alessandra, che ci si dedica non a tempo pieno, non può arrivare a grandi produzioni. Ma intanto gli amici, gli amici degli amici, i mercatini in giro per l’Italia fanno crescere le “quotazioni” delle creazioni di Hasce (il nome che ha dato alla sua collezione). Lei si schermisce: «Ritengo di avere ancora tanto da imparare». Ma, a ben vedere, il vero segreto di Alessandra, quello che fa la differenza, sono la sua creatività e il suo gusto, la sua capacità di abbinare colori e materiali in un insieme armonioso, non troppo vistoso né kitsch. E questo, mi sa, non si impara.

Happy weekend!

 

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