Pitti Generation(s), l’età è uno stato d’animo?

Pitti Generation(s), l’età è uno stato d’animo?

Al via Pitti Uomo 89: a Firenze va in scena il melting pot delle generazioni.

«Dopo una certa età ognuno è responsabile della sua faccia» (Albert Camus); oppure: «L’età che si vorrebbe avere rovina quella che si ha» (Daniel d’Arc); oppure ancora: «Potete essere belle a trent’anni, affascinanti a quaranta… e irresistibili per il resto della vostra vita» (Coco Chanel). Il tema dell’età accompagna da sempre la storia dell’essere umano, costretto a confrontarsi ogni giorno (filosoficamente e praticamente) con la caducità della vita e l’invecchiamento. L’epoca in cui viviamo oggi per un verso ci aiuta e per un altro no. Ci aiuta grazie alla medicina moderna, a nuovi e più corretti stili di vita e di alimentazione e mettendoci a disposizione conoscenze inimmaginabili anche solo 60 anni fa. Tutte cose che non solo ci allungano la vita, ma ce la migliorano anche sul piano estetico.
Ma l’epoca attuale è anche una prigione: certe volte sembra di essere costretti ad essere belli e giovani, quasi che non esserlo equivalga ad una colpa. Se non sei bello e giovane (e magro) sei out (sul lavoro, nei rapporti sociali ecc). Sarà che non sono più una teenager ma questa è una cosa alla quale mi ribello: per quanto mi riguarda ho l’età che dimostro e mi sento più giovane oggi di quando avevo 20 anni. Allora, è vero che l’età è uno stato d’animo, uno stato mentale?
Sembrano pensarla così a Pitti Uomo 89 (Firenze, 12-15 gennaio) che quest’anno ha come tema conduttore quello dei rapporti tra le generazioni, anzi della loro «simultaneità» nel modo di vestirsi e negli stili di vita. E’ una felice intuizione e se dovessi dire la estenderei anche ai generi: non solo vediamo «uomini maturi in jeans e t-shirt e giovani dalle barbe vittoriane appassionati di vintage», ma anche donne e ragazze che saccheggiano l’armadio del loro marito-compagno e, in qualche caso, persino il contrario (si veda Jaden Smith, il giovanissimo figlio del più noto attore Will che indossa indifferentemente abiti maschili e femminili e nella campagna di Louis Vuitton è fotografato con un capo da donna).
Jaden Smith
«La velocità di oggi comprime il tempo, e nella moda questo fenomeno è ancora più forte» dicono al Pitti: e questo è senz’altro vero, nel momento in cui contemporaneo e tradizionale si fondono nelle nuove generazioni di stilisti, proiettati nel futuro con nuove tecnologie ma al tempo stesso «con i piedi fermi sui valori del passato», ovvero attenti alla cura estrema del dettaglio e delle lavorazioni tradizionali. Che poi è una risposta ad una domanda che viene dal mercato, non solo della moda maschile (e non solo nella moda in generale), ed è un trend in crescita: si sentono nell’aria la fuga dallo standardizzato e la sete di originalità, unicità (su misura, quasi) che può venire solo dalla creatività e ricerca applicate ad un alto tasso di artigianalità.
Per il programma di Pitti Uomo 89 vi rimando al sito, dove ci sono tutte le info e il calendario. Mi limito a segnalare che focus anche di questa edizione, oltre a Generation(s), sono lo scouting di giovani talenti e l’apertura internazionale, segnatamente Vittorio Branchizio e Federico Curradi per Pitti Italics e la nuova collaborazione con ITC Ethical Fashion Initiative, che porta a Firenze i talenti made in Africa all’insegna del «Not charity, just work». Allora, c’è vita su Marte!
Cos’è
Pitti Immagine organizza fiere internazionali, sfilate ed eventi di comunicazione in tutti i settori della moda dagli inizi degli anni Cinquanta. Nel tempo ha saputo ritagliarsi un posto di tutto riguardo nel panorama mondiale del settore ed oggi gli eventi di Pitti Immagine sono una tappa obbligata per gli addetti ai lavori, anche grazie al ricco archivio storico consultabile su richiesta. La particolarità di Pitti Immagine è forse quella di aver saputo coniugare la moda con altri settori come l’enogastronomia o le fragranze, portando avanti un’idea multidisciplinare di lifestyle che è anche continua ricerca e innovazione. Ciò che permette (e ha permesso) a Pitti Immagine di competere sul piano internazionale.

 I numeri di Pitti Uomo 89

Sessantamila metri quadrati di esposizione per 1.205 marchi, dei quali 531 provenienti dall’estero (il 44%) e 226 nomi nuovi. Le sezioni sono 15 che soddisfano tutti i generi. 35.000 i visitatori del salone e 24.000 i compratori dell’ultima edizione invernale di Pitti Uomo, dei quali 8.660 i buyer (36% del totale) dall’estero. Domani sarò lì: per un giorno solo (ahimè), ma tornerò certamente con tante cose da raccontare. Stay tuned!

Happy week!

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: