Pitti Uomo 2016 secondo me

Pitti Uomo 2016 secondo me

Riflessioni sparse su una giornata trascorsa a Pitti Immagine Uomo 89. Scoprite con me come sarà vestito l’uomo il prossimo inverno

Questa è la cronaca della mia giornata a Firenze, trascorsa tra uno stand e l’altro di Pitti Uomo 89. Credo di esserci già stata tempo fa, al seguito della mia mamma (giornalista che per un po’ si è occupata anche di moda), ma ovviamente è passato troppo tempo e dunque si può ben dire che sia la mia prima volta a Pitti Immagine. 




Fuori
Intanto, era una bellissima giornata calda e soleggiata, il che invogliava a crogiolarsi pigramente nel piazzale davanti al padiglione centrale, sotto lo sguardo vigile (e ironico?) di grandi occhi in bianco e nero. Il luogo ideale per passeggiare, fumare una sigaretta e, soprattutto, farsi fotografare. Intorno a me una grande folla di uomini (ma anche donne) nei loro look migliori (almeno secondo loro). A quanto pare, nello street style maschile domina il cappotto: ne ho visti di bianchi con i cuoricini (sic), a fiori, a quadri bianchi e neri, rossi, arancioni, verdi, oversize, scolpiti, tartan e naturalmente, per chi ama il classico, in tweed. Abbondavano anche i colli in pelliccia: non mi piacciono, fanno troppo gangster oldfashioned! Per lo più i cappotti sono lunghi, ma attenzione: si portano appoggiati sulle spalle, in modo disinvolto, senza infilare le maniche! Qualcuno ha invece scelto la mantella: francamente non si potevano guardare.

Credit: Pitti Immagine

Tendenza numero due: la barba. Corte o lunghe, stile ebreo ortodosso, erano dappertutto senza distinzione di età: cambiava solo il colore! Avrei voluto chiedergli: perché? Fa più mistero?

Credit: Pitti Immagine

 

Tendenza numero tre/quattro: i pantaloni sono abbastanza aderenti, si sono accorciati molto e hanno quasi sempre il risvolto. Conseguenza: si vede subito quello che c’è sotto. E cosa c’è sotto? Se va bene, un bel paio di calze, magari fantasia (ce n’è di molto trendy per la prossima stagione inverno 16-17); se va male… niente. Signori uomini, cos’è questa avversione per le calze? Un conto è d’estate, con un paio di slip on, sneakers o altra scarpa sportiva sotto un pantalone corto tipo bermuda; un altro è sotto un pantalone classico, magari di lana, con ai piedi un paio di oxford! Decisamente out.

Credit: Pitti Immagine

 

Credit: Pitti Immagine

Tendenza numero cinque: il cappello. Sappiate, gentili signori, che un cappello non può mancare nel vostro guardaroba. Non solo perché lo dice lo street style, ma anche perché proprio questo sarà un accessorio must have il prossimo inverno, almeno a giudicare dalla grande varietà di proposte e tendenze presenti a questa edizione di Pitti Uomo (che sia classico, eccentrico o all’avanguardia: ce n’è per tutti i gusti). Poi, ovviamente non è il cappello che fa il gentlemen e il rischio di sbagliare stile e abbinamento è dietro l’angolo.

P.S. Non è che dallo street style stiamo passando alla carnevalata?

Dentro
Conviene allora che i signori uomini si lascino guidare da chi ne sa e tenessero sul comodino (per essere prontamente consultato) il saggio di Mario Dell’Oglio (che tra l’altro è presidente della Camera Italiana Buyer Moda) che è stato presentato proprio a Pitti Uomo e che si intitola, non a caso, “Il gentiluomo senza cappello“. Non è una guida, tanto meno un bignami, né dispensa consigli; piuttosto offre un metodo per imparare ad essere eleganti – nel senso di essere o sentirsi a proprio agio in ogni circostanza e di vestire con cognizione di causa (dal momento che non è detto che «l’abito non fa il monaco») – ognuno a modo suo: in questo senso ha ragione Simone Marchetti, il giornalista di Repubblica che moderava la presentazione, a dire che il libro è «un trattato di anarchia». L’autore del libro dichiara di essere un purista dello stile; cionondimeno, non si scandalizza se qualcuno infrange le regole: ma, avverte, per sovvertire le regole bisogna conoscerle. Dunque: studiare, studiare, studiare. Questo libro è anche, in fondo, un invito a conoscere se stessi e a scoprire la propria originalità interiore, una sfida assai ardua nel momento in cui, al contrario, siamo continuamente bombardati da messaggi (pubblicitari e non) che ci invitano a comprare le stesse cose. Ci vorrebbe un libro simile anche per la moda femminile, ma mi rendo conto che sarebbe un’impresa biblica: basti dire che Dell’Oglio ricorda che sono solo 11 (undici!) i disegni o le fantasie nell’abbigliamento maschile: mi viene da ridere a guardare quello che ho nell’armadio! Anche se, va detto, alcune delle regole indicate nel libro sono universali e possono essere applicate pure all’universo della moda femminile. Io ho trovato il libro istruttivo (e poi si legge in un baleno).

Credit: Pitti Immagine

Ovviamente, poi alla fine molto dipenderà dai buyer, cioè da coloro che, arrivati da tutto il mondo, hanno preso d’assalto (letteralmente: è record di presenze a Firenze) la Fortezza Da Basso per decidere cosa proporre ai propri clienti a partire da settembre. Davanti a loro avevano tante cose, tanti stili, vista la vastità degli espositori, cresciuti enormemente di numero, che districarsi e fare una scelta non dev’essere stato facile. Per lo più, mi è sembrato, la proposta è quella di uno stile elegante, ma informale, o se volete di uno stile formale che si fa casual (penso a Cucinelli, ma anche ad Altea e alle loro lane bouclè, ai cashmere, ai tweed; ma anche ai bomber, ai caban, alle giacche militari), quando non addirittura sportivo. Direi giovane, se non fosse che, almeno per questa edizione di Pitti Uomo, sono state abolite (giustamente) le categorie demografiche. Che ama viaggiare (beato lui), che affronta sicuro le avversità (quanto meno quelle meteorologiche) e, last but not least, ama la natura e la difende. Un uomo ancorato alle proprie radici – gli anni Settanta saranno un trend anche per il prossimo inverno – ma che non disdegna la contemporaneità fino all’avanguardia, sia per quanto riguarda gli stili che i materiali: antipioggia, anti-macchia, neoprene, eco-pellicce per giacche e cappotti che fuori sembrano classici loden, ma dentro hanno un’anima supertecnologica (tipo: Blauer ha realizzato nuovi capispalla con interni riscaldabili, regolabili da tre intensità di calore).

Da segnalare in breve

  • Collaborazione Adidas Originals con lo stilista Yosuke Aizawa, anima del brand giapponese White Mountaineering, che coniuga tradizione e materiali tecnici, design e funzionalità.
  • I tre profughi del Mali che hanno sfilato a Generazione Africa, la sezione di Pitti che dà spazio ai designer emergenti di varie parti del mondo: ne esce un vero sincretismo artistico-modaiolo. Bella iniziativa.
  • Attenzione al dettaglio: papillon (ne ho visti di ricamati con perline e cristalli), gemelli, calze, guanti, bracciali sono l’ultimo vezzo dell’uomo moderno
  • L’International Woolmark Prize è andato allo stilista indiano Suket Dhir
  • Le pietre dell’Arno, i loro colori e la loro struttura materica hanno ispirato Vittorio Branchizio, ospite di Pitti Italics, il progetto che promuove e supporta le nuove generazioni di fashion designer e i marchi più interessanti che progettano e producono in Italia.
  • Collaborazione tra il brand italiano Roy Rogers e Scott Schuman, il fotografo di street style meglio noto come The Sartorialist: due capsule collection (la prima per l’inverno 16-17) che si ispirano, manco a dirlo, agli anni Settanta.
  • Save the Duck ha presentato la special edition dedicata ai 50 anni di WWF Italia, nonché la collaborazione avviata con l’Istituto Europeo di Design (IED), per piumini e outerwear eco-friendly e 100% animal free.
  • Collaborazione tra Herno, specialista nel luxury sportswear, e Pierre-Louis Mascia, uno degli illustratori più talentuosi del panorama contemporaneo per una capsule collection di 15 capi da uomo e 15 capi da donna, dove pattern innovativi e utilizzo spregiudicato del colore sono la chiave interpretativa della collezione.

Happy weekend!

 

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