Sfilate moda, si cambia

Sfilate moda, si cambia

Mettere subito in vendita le collezioni e non sei mesi dopo: gli americani ci pensano. E’ la moda 2.0, bellezza.


Questa notizia è davvero il segno dei tempi: il Council of Fashion Designers of America (Cfda, l’organo che rappresenta il fashion system negli stati Uniti) sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di permettere la messa in vendita degli abiti subito dopo la sfilata e non dopo sei mesi come avviene oggi.

Allo scopo l’ente americano ha commissionato uno studio che dovrebbe concludersi con delle proposte concrete già nel mese di febbraio, visto che «gli stilisti, i distributori e gli imprenditori s’interrogano da un po’ di tempo a questa parte su quanto sia vantaggioso mantenere la settimana della moda nella sua forma attuale», come ha dichiarato Steven Kolb, Ceo del Cfda in un comunicato di due giorni fa.

In pratica, significa ripensare totalmente il modello dei fashion show come li conosciamo oggi, perché è evidente che se si vuole vendere subito un cappotto di lana non avrebbe molto senso presentarlo al pubblico nel mese di luglio. E infatti, il Cfda chiede che nello studio sia esaminata la proposta di organizzare sfilate solo quando le collezioni siano disponibili per la vendita e aperte anche al grande pubblico: le collezioni presentate sarebbero della stagione in corso e dunque gli show non sarebbero più divisi rigidamente fra autunno-inverno e primavera-estate come avviene attualmente.

(Credit: Tumblr)

Sorpresi? Io non tanto. A occhio e croce mi sembra che un tale ripensamento fosse nell’aria e, in certa misura, nelle cose. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando le sfilate erano momenti per gli addetti ai lavori, nei quali lo stilista più che presentare una collezione in senso stretto esprimeva il proprio mood, la propria filosofia. Oggi, per lo più, le sfilate sono, appunto, show (in qualche caso mega) e in gran parte costituiscono eventi di marketing vero e proprio (o mi sbaglio?). E lo dico non per esprimere un giudizio di merito, ma perché è giusto prendere atto che anche l’industria della moda sta facendo i conti con un mondo sempre più connesso che sta (s)travolgendo un’organizzazione decennale. Basta pensare al fenomeno dei fashion blogger e ai litigi/invidie con i giornalisti di settore, ma questa è la punta dell’iceberg: le sfilate già oggi sono aperte al grande pubblico che sugli smartphone o sul computer, attraverso un blog o un sito web specializzato può seguire lo show in diretta streaming. Non c’è brand che non sia sbarcato sui social network (ultimo in ordine di tempo Gucci su snapchat), attraverso i quali si cerca il coinvolgimento e la fidelizzazione del consumatore, che mette like, condivide e commenta questo o quel vestito, questo o quel paio di scarpe, questo o quel cappotto. Ma poi deve aspettare sei mesi per comprarseli! Un paradosso, una contraddizione in termini, tanto che qualcuno ha già deciso di fare da sé, come Topshop; oppure c’è la stilista americana Rebecca Minkoff che ha annunciato che presenterà, alla prossima Fashion Week di New York, in febbraio, dei capi che saranno disponibili, al più tardi, entro i 45 giorni seguenti. La moda 2.0 è già tra noi.

(Credit: Tumblr)

Altri, invece, semplicemente, stanno abbandonando le sfilate perché, appunto, stanno diventando sempre più una mera appendice delle attività di marketing e non un momento in cui esprimere la propria professionalità o perché vogliono puntare sul “real time fashion” come lo stilista thailandese-statunitense Thakoon Panichgul che fa corrispondere la comunicazione mediatica con i vestiti effettivamente disponibili per la vendita. Anche per dare una risposta a queste esigenze, il modello pensato dal Cfda prevede il mantenimento di momenti di presentazione riservati ai professionisti, in formato ridotto da svolgersi, secondo il “vecchio” sistema, sei mesi prima della messa in vendita dei modelli.

Anche se non è dato (ancora) sapere come intendano muoversi le organizzazioni della moda europee (e italiane) in proposito, penso che ne vedremo delle belle. Che ne dite?

Comments

1 commento
  1. posted by
    Unknown
    Dic 17, 2015 Reply

    Voi sapete che il problema più grande e la copia dei prodotti da parte dei cinesi sfilate in contemporanea eviterebbero il problema ma ci sarebbe bisogno di una vendita dei Baker a porte chiuse e poi le eccedenze mostrate in sfilatA

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