La solidarietà veste glamour

La solidarietà veste glamour

La sfida (vinta) di una onlus romana, che porta in Italia i prodotti del miglior artigianato del mondo per sostenere progetti di sviluppo locale.

(il mio nuovo articolo su Switch-Magazine.net)
 
Definirla beneficenza è riduttivo, perché la sfida di Patrizia e Silvia è molto più ambiziosa: portare in Italia i prodotti del miglior artigianato del mondo con lo scopo di aiutare le comunità locali, contribuire alla realizzazione di progetti di sviluppo, far conoscere tradizioni e culture diverse e, last but not least, offrire al pubblico italiano prodotti fashion, glamour e di tendenza. P.S. Style, Design & Trend (dalle iniziali dei nomi delle due fondatrici) è un’associazione no profit che si è costituita ufficialmente solo pochi mesi fa ma la cui idea originale risale al 2012, quando Patrizia Franzolin e Silvia Girelli Gentili (la prima da Roma la seconda da Londra dove vive e lavora), hanno deciso di iniziare questa loro avventura tutt’altro che facile: coniugare solidarietà, moda e design. «Il nostro obiettivo – spiega Patrizia Franzolin, che per 15 anni ha lavorato a Londra in una Charity – è di sostenere le comunità locali e le piccole realtà artigianali ovunque si trovino, in un paese del Terzo Mondo come nella realtà svantaggiata di un paese europeo, per impedire che tradizioni e culture diverse, spesso a noi sconosciute, spariscano per sempre. Diamo loro la possibilità di arrivare su un mercato, quello italiano, dove non arriverebbero mai». Così ecco i gioielli di una tribù Masai; le nappine di cristallo indonesiane; le candele profumate della Cornovaglia; le sciarpe in cashmere della Mongolia. 
Oggetti e creazioni che le due amiche trovano andando direttamente sul posto o partecipando a fiere mondiali «che sempre più – dice ancora Patrizia Franzolin – dedicano ampi spazi all’artigianato internazionale: a New York, per esempio, abbiamo visto cose stupende, eccezionali, provenienti da paesi pressoché sconosciuti». P.S. acquista direttamente dall’artigiano, da onlus locali o anche da fornitori e la selezione è rigorosa, sia sul fronte della qualità che su quello della solidarietà: «Dietro ogni oggetto che compriamo c’è una storia, c’è un progetto di sviluppo, come per esempio insegnare a cucire ad alcune donne delle aree rurali della Cambogia per dare loro i mezzi economici per una vita decente; oppure c’è una tecnica particolare di tintura o di tessitura, come per le sciarpe indiane o mongole; o ancora c’è una tradizione, come quella della tribù Masai che crea gioielli solo bianchi». Insomma, un mondo da scoprire, in una sorta di viaggio virtuale dalla Cambogia al Giappone, dalla Cornovaglia al Vietnam, dalla Francia all’Indonesia, dal Nepal all’India, che avvicina le persone e le culture, quelle che invece la globalizzazione, paradossalmente, allontana.
Ma il lavoro di Patrizia e Silvia non finisce qui: «Cerchiamo cose artigianali e di qualità, sì, ma che siano anche fashion, alla moda, che possano incontrare il gusto del pubblico italiano, che è un pubblico ricercato, difficile, a cui piacciono le griffe. Per esempio hanno avuto grande successo i nostri pom pom pelosi da attaccare alle borse o usati come portachiavi: non c’è scritto sopra Fendi, ma sono identici… Spesso, riusciamo persino ad anticipare le mode, portando in Italia creazioni che a Londra o a New York vanno già per la maggiore». Ed ecco perché in diversi casi, P.S. propone creazioni artigianali, ma pensate e disegnate da un designer, come è il caso dei gioielli Masai dietro ai quali c’è la mano di una stilista inglese. Ed ecco perché, come una casa di moda che si rispetti, ci sono due collezioni l’anno, quella primavera-estate (che viene presentata in aprile) e quella autunno-inverno (a novembre), due appuntamenti annuali che finora si sono svolti privatamente; visto il successo sempre crescente è probabile che i prossimi saranno organizzati in uno showroom aperto ad un pubblico più vasto. Ma è possibile trovare gli oggetti “made in P.S.” anche durante il resto dell’anno, perché l’associazione partecipa ad eventi come quelli organizzati da Design Art Food de Le Formiche, da Operation Smile, da Orti di Vejo (il prossimo si svolge dal 6 all’8 dicembre).
Il ricavato della vendita viene totalmente reinvestito, è un punto sul quale Patrizia Franzolin insiste molto: «I soldi vanno al progetto nel quale sono coinvolti gli artigiani che hanno realizzato l’oggetto oppure vengono utilizzati per comprare cose che ci piacciono dalla cui vendita ricaviamo il denaro da destinare ad altri progetti. In alcuni casi è possibile fare nuovi ordini dello stesso prodotto, ma nella maggior parte dei casi preferiamo acquistare e presentare nuove creazioni, in piccoli numeri, spesso si tratta di pezzi unici irriproducibili o di difficile reperimento. Così, finita una collezione ripartiamo alla ricerca di cose nuove». Prossima tappa? «La Colombia, ma non vi dico di che si tratta. Sarà una sorpresa».

(pubblicato su Switch-Magazine.net
il 26.11.2015)

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