Mezza calzetta sarai tu

Mezza calzetta sarai tu

La rivoluzione del calzino a vista: ormai si vedono anche sul red carpet. Una tendenza sempre più diffusa per dare originalità e personalità al look. I consigli degli esperti per non sbagliare*.

Certamente conoscete già la regola aurea dello stile (per le signore), quella che impone di non indossare collant color carne nemmeno quando fuori ci sono venti gradi sotto zero. Una regola che solo Kate Middleton può permettersi di trasgredire (con pubblico applauso) con l’ostinazione che probabilmente le deriva dall’essere una principessa. 

Fortunatamente (per noi comuni mortali), questo non significa che calze e collant siano aboliti. Anzi, mai come oggi questo indumento conosce nuova vita (vale anche per la moda maschile). Coprenti, al polpaccio, alla caviglia, a metà gamba, alla coscia; con i sandali bassi; con i sandali alti; con le décolleté; a righe; a fiori; in pizzo; a pois; a quadri; in tessuti pregiati e di lusso; con ricami e via elencando: sembrano aver sovvertito tutte le regole (a parte quella citata sopra). Basta prendere la campagna pubblicitaria di Prada per la collezione primavera-estate 2015, in cui gambaletti (sia detto senza offesa) al polpaccio in colori a contrasto spuntavano dallo stivale o facevano bella mostra di sé sotto gli shorts o i mini vestiti. Ma le calze alla caviglia o a metà gamba, anche sotto la gonna, fanno ormai parte di pressoché tutte le collezioni, sia primaverili-estive che autunno-invernali, perché come la cintura, la borsa o il bracciale, anche la calza è assurta al ruolo di accessorio indispensabile per dare originalità e personalità al look. E dunque si deve vedere, persino sul red carpet.

Come sono lontani i tempi in cui alle ragazze si diceva che il calzino lo si potesse usare solo per fare ginnastica e/o che uccidesse l’eros. Ma prima dell’invenzione del nylon, la calza corta era necessaria per scaldarsi e certamente più economica della calza lunga, magari in seta. Persino obbligatoria nei primi anni 40, a cavallo della guerra: le calze in nylon erano ormai entrate in tutti i guardaroba femminili, ma nel periodo bellico la produzione era stata interrotta e l’alternativa non poteva che essere il gambaletto (a parte disegnare a matita la riga nera posteriore…).
E dire che la calza nasce, in epoche antichissime, come indumento prevalentemente maschile, a partire dai lunghi gambali con suola in cuoio dei Sumeri e dai tibiales romani (fasce di tessuto arrotolate intorno alla gamba) per entrare nella moda femminile solo a partire dal Settecento, quando le donne iniziano a scoprire un po’ di più caviglie e piedi. Il Settecento è l’epoca in cui anche per gli uomini la calza conosce un revival, benché la produzione in senso moderno fosse iniziata già nel Medioevo con le prime calzamaglie sfoggiate soprattutto dalle persone di alto rango (benché ancora sotto le tuniche o le camicie lunghe): erano in colori molto vivaci, in tessuti pregiati come la seta o il cashmere, con ricami e attillate per esaltare la “mascolinità”. Furono i Lanzichenecchi ad introdurre la moda (diffusissima) delle brache corte al ginocchio, che permetteva di mostrare calze variopinte fermate da nastri al ginocchio. Il Seicento è il secolo “buio” della calza, che di nuovo scompare sotto i pantaloni lunghi, per poi riapparire in un bianco candido come segno distintivo dell’alta società, cioè appannaggio di persone che non dovevano lavorare (e dunque sporcarsi). Simbolo di lusso (o comunque di uno status sociale alto) sono senz’altro le calze da donna in seta, quando ormai mostrare le gambe non è (quasi) più un tabù (fine Ottocento, primi del Novecento). Da lì in poi è stato un crescendo di colori e stili, passando per la rivoluzione del nylon prima e della lycra poi e chissà cos’altro ancora le nuove tecnologie metteranno a nostra disposizione. Intanto, ci pensano gli stilisti a proporre sulle passerelle nuovi abbinamenti. E certamente l’accoppiata sandalo vertiginoso-calza deluxe (un po’ come si usava negli anni 40) è una tendenza destinata a durare. Con il duplice vantaggio di permettere di indossare la scarpa aperta anche nei giorni più freddi senza rischio di congelare e di giocare con colori e texture (anche se, va detto, bisogna stare attente all’effetto salsiccia). Emilio Cavallini non ha dubbi in proposito: «Il calzino con i sandali o i décolleté può essere una moda su cui molti di noi punteranno per le prossime stagioni, ma credo veramente che il collant pesante unito o fantasia possa essere di aiuto nella quotidianità per rinnovare il look con una spesa minima. Un must have che non può mancare come i legging che sono ormai un capo di abbigliamento e che hanno cambiato il modo di vestire».
Dall’alto dei suoi quarantacinque anni di attività nel settore della calza, Cavallini (che è anche un affermato artista) sa di cosa parla. La sua è una passione nata nella “swinging” London, dove (partito dalla Toscana) nel 1965 incontra Mary Quant, l’indiscussa inventrice della minigonna, e dove “partorisce” i primi collant che riproducono disegni geometrici, bianco e nero, pois, stelle, teschi, righe, animali e ogni tipo di rete. Sua è la Stilnovo Spa, fondata nel 1970, una delle aziende più competitive del settore, che a San Miniato (nel cuore della Toscana) produce e distribuisce calzetteria e abbigliamento seamless (cioè senza cuciture) in tutto il mondo sia per label private (da Alexander McQueen a Zara) che per il marchio omonimo Emilio Cavallini. «Il fenomeno – dice ancora – è sicuramente molto interessante soprattutto dopo le ultime stagioni segnate da una contrazione della domanda del collant fantasia a favore di quella del legging. E’ importante per rilanciare il settore della calzetteria e per gli stilisti è un’opportunità in più per giocare con gli accessori». Ma qual è l’errore più comune da evitare per non incorrere in “cadute di stile”? «Trovo terribile vedere queste bellissime donne con abiti di alta moda indossare gambaletti color naturale. Per lui ritengo che sia fondamentale il calzino lungo, classico o fantasia a seconda del proprio look, ma non posso vedere la scarpa in cuoio senza calzino o con un calzino corto». E un esempio di styling perfetto? «Un collant molto pesante con una gonna ampia stile anni 50».
La calza “a vista” è un trend che riguarda anche i signori uomini. «E’ innegabile come negli ultimi anni l’accessorio abbia ritagliato uno spazio sempre più importante nelle collezioni, in quanto dettaglio per completare un look, ravvivarlo, personalizzarlo e soprattutto per esprimere la propria personalità – dice Luca Sartori, amministratore delegato, insieme al fratello Michele, di Altea, un brand tessile nato alla fine dell’Ottocento e quindi dalla lunga e ormai consolidata storia di qualità ed eleganza – La crescente importanza della calza, e l’attenzione dedicata dagli stilisti a questo accessorio, conferma questa tendenza. I pantaloni si sono accorciati, la scarpa spesso diviene un oggetto “cult” e la calza è uno degli accessori maschili che, da tradizionalmente in tinta unita, diviene invece colorato, disegnato, e persino scanzonato e sdrammatizzante! Ecco che quindi anche dal punto di vista creativo vi si dedica maggiore attenzione e, in quanto parte di un determinato look, si studiano le tendenze e gli accostamenti con i capi ai quali verrà abbinata la calza. Altea, che ha una lunga storia nel mondo dell’accessorio, ad esempio utilizza il proprio bagaglio tecnico culturale per derivare tecniche di tessitura o di disegnatura – proprie ad esempio del mondo della cravatta o del foulard – per realizzare calze fuori dagli schemi tradizionali».
Altea, infatti, da qualche anno ha ampliato la propria produzione introducendo linee total look sia per uomo che per donna, senza però trascurare l’attenzione per l’accessorio, da cui spesso prendono le mosse le nuove collezioni di abbigliamento. E senza trascurare la propria tradizione per la cura artigianale, la sartorialità, la qualità delle lavorazioni e dei materiali per un marchio che, coniugando tradizione, innovazione e made in Italy, riesce a competere sul mercato globale, come dimostra la recente realizzazione dello stabilimento milanese (6000 metri quadrati di uffici e reparti produttivi). Anche per Luca Sartori non si tratta di una moda passeggera: «La calza si è ormai ritagliata uno spazio nel guardaroba maschile che difficilmente potrà essere rimesso in discussione. E’ vero, è uno dei dettagli per reinterpretare la quotidianità: una volta si diceva che la cravatta poteva esprimere il carattere di una persona, o l’umore. Una bella giornata o un’occasione poteva fare “osare” con i disegni e i colori, per la calza forse può essere lo stesso. E poi, si può dire che sia ormai una esigenza: se scopriamo la scarpa, o perfino la caviglia, allora ci serve una bella calza!». Per provocare? Essere anticonformisti? «Beh, senz’altro può essere una provocazione! L’accessorio serve per provocare, per ravvivare. Può essere provocatorio se indossato in modo totalmente anticonvenzionale. Al contempo può sdrammatizzare: perché non ravvivare un look particolarmente serioso, imposto ad esempio da esigenze professionali, con un accessorio un po’ scanzonato? Il calzino – quello che uccideva l’eros – si è fatto adulto. Adesso è la calza ed ha uno spazio ben preciso». Ma il rischio di sbagliare gli accostamenti è dietro l’angolo…: «Non ci sono regole, vale tutto e non si fanno prigionieri! A parte gli scherzi, valgono solo le regole del buon gusto e, soprattutto, dell’espressione della propria personalità. Ad esempio, dell’errore drammatico di una volta – indossare due calze diverse – se ne è fatta una tendenza: Altea presenta la “Two in one” cioè due calze di disegno diverso ma nello stesso colore: è molto chic! Uno styling perfetto? Cravatta e calza abbinata! Altea presenta una collezione di disegni “a soggetto” con un disegno a motivo sottonodo piazzato sulla cravatta e lo stesso disegno sulla calza. Si può giocare con vari soggetti o disegni portafortuna, oppure animaletti come la coccinella. Ne abbiamo fatto anche una mini collezione da oggetto regalo per il Natale 2015». Insomma, attenti, d’ora in poi, a dare a qualcuno della mezza calzetta. Potreste involontariamente fargli un complimento.

(pubblicato su Switch-magazine.net 

 

il 14.11.2015)

 

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