Italian pride

Questa è la storia di persone coraggiose.
Che nel mondo assai duro e competitivo della moda, e in quello ancora più difficile della globalizzazione, hanno saputo trovare la loro strada e difenderla puntando su prodotti di qualità, tra innovazione e tradizione. Tipico made in Italy, fatto di creatività e orgoglio, di capacità di resistere contro tutto e tutti, di gusto raffinato e originalità come difficilmente è possibile trovare altrove. 

Stiamo parlando di un marchio interamente made in Tuscany, dall’ideazione alla confezione, che porta il nome della sua creatrice, Carla Goli. Stilista per oltre 17 anni per un’altro brand toscano, la Save the Queen dei Fantini, da ormai 15 anni produce le proprie collezioni insieme con il marito Roberto Bonas: maglie, gonne, vestiti, pantaloni. Uno stile inconfondibile, che mischia tutti i colori dell’arcobaleno in fantasie dipinte a mano, ricami cornelly, attenzione ai dettagli, sovrapposizione di tessuti. Quella di Carla Goli è una donna romantica ma al tempo stesso moderna, elegante ma casual, che di sicuro non passa inosservata. Vestiti facili da portare, adatti ad essere indossati dalla scrivania alla cena. 
Roberto Bonas lo dice con una punta di orgoglio: «I nostri capi si fanno notare; al loro confronto gli altri sembrano coriandoli». Nella lotta per la sopravvivenza, d’altra parte, occorre fare di necessità virtù: «Eravamo nati per puntare soprattutto sull’esportazione (cinesi, arabi), ma l’arrivo dell’euro ci ha sbattuto fuori dal mercato». Così puntare sulla qualità, sulle piccole produzioni e sul mercato di nicchia è rimasta l’unica chance. «In questo modo non perdiamo clienti perché non siamo sostituibili e abbiamo solidificato l’azienda», anche se così «non c’è più dignità nel fare l’imprenditore». 
La Carla Goli resta infatti un piccolissimo brand: due dipendenti, 500-600mila euro di fatturato, un centinaio di clienti (boutique) in tutta Italia. E’ questa la dimensione che i due titolari possono permettersi: «Un dipendente e mezzo mi costa 70-80mila euro l’anno e al lavoratore resta in tasca ben poco. Come si fa?». 
La manifattura è concentrata nel raggio di 30 chilometri, in un territorio che da sempre sa cos’è il tessile. C’è tutto: taglio, stiro, tessitura. Ma è come se fosse tutto avvolto nella nebbia. «I fornitori ci coccolano perché ancora noi compriamo e persino paghiamo!». Perché, infatti, il deserto avanza: sempre meno confezionisti e sempre meno bravi. «Stanno smantellando il tessile – lamenta Roberto Bonas – In 15 anni è avvenuta una strage». Non solo perdita di esperienza e professionalità, ma intere grandi aziende che liquidano e chiudono. Santuari del tessile che scompaiono.
Ma non la Carla Goli. Di cui qui presento un vestito della collezione 2014-2015: l’inconfondibile mix di disegni, un po’ paisley, un po’ leopardo, per un tessuto stretch ma morbido, che esalta la figura femminile.


This is a courageous people story. People that, in the very tough and competitive fashion world, and in the difficult task of globalization, were able to find their way and defend it by focusing on quality products, between innovation and tradition. Typical made in Italy, made of creativity and pride, ability to resist against all odds, refined taste and originality as you can hardly find elsewhere.
We are talking about a brand entirely made in Tuscany, from the idea to the packaging, which bears the name of its creator, Carla Goli. Designer for over 17 years in another tuscan brand, the Fantini’s Save the Queen, for the past 15 years is producing her own collections along with her husband Roberto Bonas: T-shirts, skirts, dresses, pants. An unmistakable style, which mixes all the rainbow  colors in hand-painted patterns, cornelly embroidery, attention to detail, overlapping of fabrics. Carla Goli’s is a romantic woman but at the same time modern, elegant yet casual, that certainly does not go unnoticed. Dresses are easy to wear, suitable to be worn from desk to dinner.
Robert Bonas says with a touch of pride: «Our garments stand out; compared to them others seem confetti». In the struggle for survival, on the other hand, must make a virtue out of necessity: «We were born to focus primarily on the export (Chinese, Arabs), but euro arrival has beaten us out of the market». So to focus on quality, small production and market niche is the only remaining chance. «This way we do not lose customers because we are not replaceable and have solidified the company» even if so «there is no dignity in to be an entrepreneur»
Carla Goli is in fact a very small brand: two employees, 500-600 thousand euros in sales, a hundred of customers (boutique) in Italy. And this is the size that the two owners can afford: «An employee and a half it cost me 70-80 thousand euros each year and the employee remains in the little pocket. How you doing?».
Manufacturing is concentrated within a radius of 30 kilometers, in an area that always knows what textile industry is. Everything is there: cutting, sewing, ironing, weaving. But it is as if it were all wrapped up in the fog. «The suppliers still cuddle us because we buy and even pay!» Why, in fact, the desert advances: fewer and fewer good tailors. «They are dismantling the textile industry – complains Robert Bonas – In 15 years there has been a massacre». Not only the loss of experience and expertise, but whole big companies that settle and close. Textile shrines disappear.

But not Carla Goli. Of which I present here a dress from AW 2014-2015 collection: the unique mix of patterns, a little paisley, a little leopard, a soft stretch fabric that enhances the female figure.

E questo è il particolare di un altro bel vestito Carla Goli, che ho provato ma non ho comprato! 🙂

Dress: Carla Goli

Shoes: Stuart Weitzman (similar)
Earrings: Bala Boostè x Coin
Neclace: Bala Boostè x Coin 

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