Cara provincia

Però oggi sono un po’ arrabbiata. Il 5 ottobre a Roma si “vota” per il consiglio della Città Metropolitana, l’organismo che ha preso il posto delle provincie “abolite”.

Le virgolette sono d’obbligo. Infatti, non si può parlare di vere e proprie elezioni: possono votare e possono essere eletti solo i consiglieri dei comuni interessati, mentre i cittadini stanno a guardare.
In pratica, questi nuovi organismi non sono altro che dei poltronifici, nei quali siedono consiglieri comunali che non si sa a chi rispondono, a chi rendono conto del proprio operato, se non ai rispettivi segretari di partito. Così dopo i deputati e i senatori nominati, ora abbiamo anche i consiglieri “provinciali” nominati, senza più nemmeno la scusa delle “preferenze sì, preferenze no”. E oltre al danno, c’è anche la beffa: l’abolizione delle provincie è stata giustificata con il taglio dei costi della politica. Ebbene, a parte i ridicoli risparmi sui compensi dei consiglieri (che non riceveranno alcuna indennità), tutto il resto dei costi resta pressoché identico tra costi per il personale, per il mantenimento delle strutture (uffici, telefoni, pulizie ecc) e continuerà a girare molto denaro, visto che pure le competenze, a quanto pare, sono rimaste le stesse e sono importanti: rifiuti, scuola, trasporti ecc. Cosicché, lorsignori se la suonano e se la cantano; potranno amministrare fior di denaro senza dover rendere conto a nessuno, con l’evidente scopo non dell’interesse comune ma della propria sopravvivenza in quanto ceto. Insomma, l’unico vero taglio è quello alla partecipazione diretta dei cittadini, ai quali viene lasciato il “diritto” di stare a guardare e ai quali, una volta ogni tanto e per gentile concessione, viene data la possibilità di dire la propria mettendo la croce su un nome scelto da altri. Questa non è democrazia (dal greco démos-popolo e cràtos-potere) ma oligarchia (sempre dal greco oligoi-pochi e archè-comando). E’ un furto legalizzato, uno scippo, come quello che sta avvenendo con il “nuovo” senato. Una rapina con destrezza. Ma noi non siamo capaci di ribellarci.

T-shirt: Barberry
Gonna: So Nice (comprata un paio di anni fa a Roma, all'”Anatra all’arancia”, un negozio sulla Tiburtina dove vale sempre la pena di fare un salto; qui nella versione vestito)
Cintura: l’ho presa a luglio dall’ultimo artigiano del cuoio di Rivello (vicino Maratea)
Sandali: Tod’s (collezione precedente)

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