Te lo do io il jet privato

Ecco cosa c’era scritto ieri in un trafiletto sul Corrierone: «Sembrerebbe l’empirica conferma di una delle teorie macro-economiche più in voga, secondo la quale le disuguaglianze sociali uccidono la crescita perché diminuiscono gli investimenti delle imprese a tutto vantaggio della rendita. Così, mentre l’Europa naviga controcorrente tra recessione e deflazione il mercato dei jet privati vive una seconda rinascita dopo cinque annid sull’ottovolante. Rileva il Financial Times che questo particolare mercato è accreditato di una crescita del 3% per quest’anno polverizzando la soglia di 23 miliardi di dollari di giro d’affari. Di più: le stime degli analisti prevedono un aumento del 10% anche nel 2015 trainato soprattutto dal boom dei jet più grandi, quelli con un valore compreso tra  26 e i 400 milioni. Richiesti soprattutto dai super-ricchi russi. A ben vedere un mercato che dieci anni fa non esisteva nemmeno». Io toglierei il condizionale: non è «sembrerebbe», è la prova provata. Più chiaro di cosi. E sarà sempre peggio perché a questa situazione ci hanno portato esattamente le politiche neoliberiste tanto care ai nostri leader politici, politiche ultra privatizzatrici, di taglio delle tasse e di conseguenza del welfare (sanità, istruzione, previdenza, ma ci metto anche trasporti, casa, politiche dei salari), che è l’unico sistema attraverso il quale uno stato degno di questo nome redistribuisce la ricchezza tra chi ha di più e chi ha di meno. Niente welfare, niente redistribuzione della ricchezza; ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. E tanti saluti a quel ceto medio che era il “vanto” dell’Italia, nonché bacino di voti pressocché inesauribile della Balena Bianca. Perciò quando vi dicono che il welfare è troppo costoso, che avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi, che bisogna provatizzare i servizi, mettete mano alla pistola: vi stanno fregando.

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